01122016: Che Ti ho detto cotica????

20161201_che_ho_detto_coticaChe Ti ho detto cotica????

Spiegazione
In romanesco la cótica è la pelle dura degli animali commestibili, ad esempio del maiale, resa famosa da piatti tipici, fra i quali i celeberrimi facioli co’ le cotiche.
L’espressione “dire cotica” è sempre usata in forma enfatica, e sta a significare letteralmente “dire a qualcuno alcunché di male”.
La forma di gran lunga più usata è quella interrogativa: a chi ci risponde senza apparente motivo in modo brusco, scortese o sgarbato, replicheremo ahņ, ma che tt’ho ddetto cótica? (ovvero “ehi, ti ho forse detto qualcosa di male?”).
Allo stesso modo, è anche usata in forma e cche magnera d’arisponne, mica j’ho detto cótica! (cioè “che maniera di rispondere, non gli ho mica detto qualcosa di male!”).

22112016: Kennedy e la pallottola magica

Kennedy e la pallottola magicaKennedy e la pallottola magica

Spiegazione
Oggi è l’anniversario della morte di Kennedy, se non ne avete mai sentito parlare ecco il “teorema complottista” alla base del film JFK:
Il film di Zapruder aveva permesso di stabilire un intervallo massimo di durata della sparatoria di 5,6 secondi. In un tempo così breve, un assassinio solitario avrebbe potuto sparare soltanto tre proiettili. Dal momento che il governo aveva già concluso che un proiettile era andato completamente a vuoto […] e un secondo proiettile aveva colpito il presidente alla testa fracassandone il cranio, restava solo questo terzo proiettile “magico” […] in grado di spiegare le rimanenti sette ferite. […] Una simile spiegazione, decisiva per sorreggere lo scenario dell’interpretazione governativa dell’assassino solitario, era una sfida alle leggi della fisica e anche al buon senso comune. Una volta che la giuria avesse accettato che non poteva essere stato il proiettile magico a causare ben sette differenti ferite sul presidente Kennedy e sul governatore Connally, si sarebbe dovuto concludere che ci doveva essere stato un secondo uomo a sparare, e quindi anche una cospirazione.
Ecco la spiegazione:

ps. ho parlato di Zapuder in questo post

21112016: Kennedy e il termine crisi che diventa pericolo e opportunità in cinese

Kennedy e il termine crisiKennedy e il termine crisiKennedy e il termine crisi che diventa pericolo e opportunità in cinese

Spiegazione
Questa settimana la dedico al presidente Kennedy. In un suo discorso a Indianapolis il 12 aprile 1959 disse:

Scritta in cinese la parola crisi è composta di due caratteri.
Uno rappresenta il pericolo e l’altro rappresenta l’opportunità.

Il termine wēijī (in Hanyu Pinyin, mentre è 危機 in cinese tradizionale e 危机 in cinese semplificato; Wade-Giles: wei-chi) è di frequente invocato nei discorsi motivazionali insieme all’affermazione non vera che i caratteri di cui è composta rappresentino sia il concetto di “crisi” che quello di “opportunità”. In realtà l’affermazione è mutuata dalla errata convinzione diffusa negli Stati Uniti che i due caratteri significhino uno “pericolo” e l’altro “opportunità”. Molti linguisti considerano questa idea una colorita pseudoetimologia, poiché jī da solo non significa necessariamente “opportunità”.

Kennedy utilizzava questo tropo regolarmente nei suoi discorsi ed in seguito Richard M. Nixon e altri lo fecero proprio. L’uso è stato adottato da consulenti finanziari e oratori motivazionali e ha guadagnato grande popolarità nelle università e nella stampa popolare. Per esempio, nel 2007, Condoleezza Rice ha ripetuto l’equivoco durante le trattative di pace per il Medio Oriente, e lo ha fatto anche Al Gore nella sua testimonianza davanti alla Commissione Energia e Commercio della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, e nel suo discorso di ringraziamento per il Premio Nobel per la pace.

Alcuni linguisti hanno attribuito il successo di questa cattiva interpretazione al fatto di averla a portata di mano come strumento retorico e come “chiamata alle armi” in chiave ottimistica. A causa dell’attrazione esercitata da questa pseudoetimologia, Mair ha suggerito che la sua popolarità sia in parte dovuta al “pio desiderio” (“wishful thinking”).

17112016: Le gemelle di due colori diversi

Le gemelle di due colori diversi Le gemelle di due colori diversi Le gemelle di due colori diversi4-le-gemelle-di-due-colori-diversiLe gemelle di due colori diversi

Spiegazione
Lucy e Maria Aylmer sono gemelle di colore diverso. Una, Lucy, ha i capelli rossi lisci, occhi azzurri e la pelle bianchissima, l’altra ha i capelli neri, occhi scuri e la pelle nera.
Lucy e Maria si sono fatte intervistare per la prima volta dalla stampa del Regno Unito. Originarie di Gloucester, le gemelle sono figlie di una donna di origine giamaicana e di un uomo britannico. Già da bambine finirono sotto i riflettori della stampa del Paese per il fatto di essere gemelle “diversissime”, soprattutto dal colore della pelle differente. “Quando l’ostetrica ci vide rimase letteralmente senza parole”, dicono ora le due ragazze, che hanno anche altri tre fratelli, di carnagione intermedia. “Ora, anche se spesso ci vestiamo con gli stessi abiti, nessuno può immaginare che siamo sorelle, figuriamoci gemelle – dicono – siamo anche andate a scuola assieme, nella nostra classe, ma di certo non potevamo imbrogliare sulla nostra identità”.

Lucy è una studentessa di arte e design al college di Gloucester, mentre Maria sta studiando legge a Cheltenham. “Amiamo il fatto di essere così diverse”, hanno spiegato ancora le due gemelle.

15112016: arimané (restà) com’e ddon Farcuccio

20161114_aretinopietrosans_titre_6-b31e9arimané (restà) com’e ddon Farcuccio

Spiegazione
Altra frase storica, anche questa ripetuta spesso da mio papà.
L’espressione per esteso è arimané (o restà) com’e ddon Farcuccio: co ‘na mano davanti e n’antra de dietro, e fa riferimento ad un ipotetico prete di nome Falcuccio il quale, privato degli abiti, rimase per l’appunto ignudo, e dunque costretto a coprirsi le pudenda “con una mano davanti e un’altra dietro”.
In genere, dell’espressione si usa solo la prima metą, essendo il seguito fin troppo noto.
Vuole indicare un frangente, una situazione, uno stato delle cose in cui il soggetto a cui č riferita (cioč chi viene paragonato a don Falcuccio) si ritrova preso tra due fuochi, o subisce danno in tutti i casi, sia che le cose vadano in un certo modo che nel modo opposto, ecc.
Ad esempio, chi acquista un’automobile a rate che perņ viene rubata prima di essere stata pagata del tutto, o chi viene scoperto dalla propria moglie mentre si ha una tresca con la sua migliore amica ed entrambe decidono di lasciarlo, rimane proprio com’e ddon Farcuccio.

14112016: Arriva Cacini

cacini1Ahò, è arivato Cacini!

Spiegazione
Frase detta e ripetuta spesso da mio papà quando eravamo piccoli (e mio fratello ripetevacome Cacica, perchè era piccoletto)
Gustavo Cacini (1890-1969) era un attore di avanspettacolo che conobbe una certa popolarità alla fine degli anni ’20, interpretando macchiette di sbruffone e di spaccone. Per cui a chi millanti o effettivamente porti a termine qualcosa di grandioso, un’impresa che parrebbe impossibile, si usa dire: “E cchi ssei, Cacini?”, oppure “Ahò, è arivato Cacini!”, e così via, come dire “È arrivato Superman”. È un commento che non mette in dubbio l’azione compiuta o da compiersi, ma ironizza sul suo esecutore, a volte celando anche una punta d’invidia.
Può essere anche riferito ad una terza persona (“E cchi ssarà mmai? Cacini?”), ma non è mai usato al plurale.