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21062016: Che fine ha fatto Nikki dell’ultimo bicchiere?

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160621_Nikki-2015-1024x535Che fine ha fatto Nikki dell’ultimo bicchiere?

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Nikki oggi è noto per il suo programma radiofonico Tropical Pizza, ma in realtà il nostro ha un passato da pseudo-rocker.

Allora ricapitoliamo per i più smemorati: precocissimo DJ (figlio d’arte) su Radio DeeJay, nei primi anni novanta conduceva un programma incentrato sull’hard rock e proprio grazie a questa scusa nel 1994 esce, sotto l’ala protettiva di Claudio Cecchetto, il suo album “Rock Normale” prodotto da Pier Paolo Peroni e Marco Guarniero (già produttori di tutti i successi degli 883), con il quale Nikki partecipa al Festivalbar e vince il “Disco per l’Estate” di quell’anno con il pezzo “L’Ultimo Bicchiere”, scartato dalle session di “Nord Sud Ovest Est” della coppia d’oro Pezzali-Repetto e riciclato per l’occasione.

Musicalmente l’album usa e abusa gli stereotipi dell’hair metal più commerciale facilone (roba alla Poison per intenderci) sia nella musica che nei testi: quisi parla di ragazze, motociclette, capelli lunghi e ribellione come fossimo a Los Angeles nel 1985 anche se in realtà siamo a Milano e provincia, l’hair metal era visto come il male assoluto e Kurt Cobain si era già sparato in faccia. In questo ritardo storico cronico non potevano mancare le immancabili influenze del rock nostrano (il solito Vasco Rossi più caciarone e vuoto) che ne fanno un prodotto assolutamente fuori tempo massimo anche per il mercato italiano che notoriamente nel rock arriva sempre dopo (molto dopo).

Questo non sarebbe neppure il problema più grosso, ma il nostro decide di esagerare e si fa regalare un paio di pezzi da “pesi massimi” del rock nazionale: la title track vede la firma dell’amico Jovanotti e da Michele Centonze (oscuro musichiere di tutti i successi di Lorenzo Cherubini) e il già citato singolo portante confezionato dagli 883 con tanto di ospitata di Max Pezzali in persona. Qualcosa non torna per chi affermava di vivere di pane e rock’n’roll.

Dimentichiamoci momentaneamente di tutto questo, non badiamo ai testi idioti, alziamo il volume e per un attimo la sensazione di trovarci sull’Hollywood Boulevard si fa davvero davvero forte. Nonostante le tante ingenuità e l’assoluta non credibilità del progetto, questo “Rock Normale” suona dannatamente più credibile di qualsiasi disco hard rock italiano prodotto in Italia fino ad allora.

(preso da qua)

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3 Comments Posted

  1. Ahò me devi crede…sta canzone sui falò in spiaggia l’avrò suonata 1.000 volte!!!!!
    Richiestissima!!!

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