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le strade romane

23012018: Le strade romane sono piene di buche, secoli fa erano fatte meglio e ancora esistono

le strade romane
Le strade romane sono piene di buche, secoli fa erano fatte meglio e ancora esistono

Spiegazione
Questa frase l’avrete sentita milioni di volte. A pensarci bene non è del tutto vera.
A Palestrina dove vivo c’è la via francigena, strada romana antica.
Strada piena di bozzi e cunette dove anche a 10 all’ora rischi di rompere la macchina.
Le strade moderne sono più soggette a buche sicuramente, ma credo impossibile andare a 60 all’ora su una strada romana, e dato l’elevato numero di mezzi che passerebbe sopra, anche quest’ultima sarebbe sicuramente soggetta a usura.
Dice le strade romane erano fatte per durare, ma sicuramente non ci passavano sopra le centinaia di migliaia di veicoli che ci passano oggi, a malapena una decina di viandanti sul somarello (quando c’era il somarello e non si andava direttamente a piedi)

Approfondiamo l’argomento strade romane antiche, come erano fatte:

Le “consolari” erano concepite in modo da essere sufficientemente adatte per il passaggio dei carri. La larghezza di ogni strada era di circa 5 metri ( sulla scelta di questa misura avevo scritto un altro articolo), per permettere l’affiancamento di due mezzi. I Romani costruirono migliaia di chilometri di strade lastricate sicure e di strade sterrate.

I primi ad intuire l’importanza di riuscire a spostarsi con più facilità furono gli Etruschi, che si limitarono ad utilizzare un basilare tufo compatto, mentre i Romani utilizzarono la selce, dura e resistente.

Le strade dell’antica Roma si suddividevano in: itinera (accesso solo ai pedoni), actus (un carro alla volta) e viae (due carri potevano incrociarsi e superarsi). Le uniche due strade che venivano definite viae, in epoca repubblicana, erano la Via Sacra e la Via Nova, ai lati del Foro, mentre i sentieri erano chiamati angiportus. Era necessario che le strade durassero più a lungo possibile e la loro costruzione, particolarmente accurata, veniva eseguita per lo più da soldati riconvertiti in operai.

Si dividevano in:

– strade pubbliche, dette pretorie e consolari (costruite da un pretore o un console)
– strade private dette agrarie

Il criterio di costruzione delle strade romane era molto ingegnoso e funzionale:

– Statumen, uno strato più profondo di sassi e argilla;
– Rudus, un secondo strato composto da pietre, resti di mattoni, sabbia, mischiati con calce;
– Nucleus, un terzo strato con pietrisco e ghiaia;
– Summum dorsum o pavimentum, una copertura di lastre levigate generalmente in massi di pietra basaltica di eccezionale durezza e indistruttibile (il basolato che indica appunto la nota pavimentazione romana).
Le viae erano le strade extraurbane che partivano da Roma, e per questa loro caratteristica a strati, venivano tecnicamente chiamate via strata, I termini strada (italiano), street (inglese), strasse (tedesco) derivano da questa definizione.

L’aspetto che avevano le strade romane all’epoca è molto diverso da come lo vediamo oggi. Esse apparivano all’epoca notevolmente lisce, perfettamente levigate, resistenti alla pioggia, al gelo, alle inondazioni, ed erano opere che non avevano frequenti problemi di manutenzione, in quanto molto resistenti. Nel caso in cui il terreno sul quale si trovava a passare una strada avesse presentato degli ostacoli come ruscelli e fiumi, essi potevano essere superati con costruzioni di ponticelli a tavole di legno su due assi, o nel caso di un fiume, un ponte abbastanza resistente, prerogativa che contraddistingueva gli architetti e ingegneri romani. I ponti in legno erano sostenuti da piloni infissi nel letto del fiume, o su basamenti in pietra.

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