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cavallo a forma di cilindro
wooden tangram in a horse shape

31072018: Il cavallo può essere assimilato a un cilindro #Fisica #31luglio #approssimazioni

cavallo a forma di cilindro
Il cavallo può essere assimilato a un cilindro

Spiegazione
La frase viene spesso fuori quando in fisica si cerca di approssimare per cercare di risolvere un problema. Si tratta di una pratica efficace, utile sia quando si affronta per la prima volta un problema la cui soluzione ci appare complessa per poi si vorrà estenderne lo studio a una situazione più realistica. Tutto queste approsimazioni hanno avuto senso finchè Michael Berry ha dovuto impostare un lavoro sulla conducibilità di un cavallo vero che ha per titolo Horse calculus (due paginette pubblicate sul numero 4 di luglio/agosto 2010 degli Annals of Improbable Research, la rivista dei mattacchioni dell’Ig Nobel)

Nel suo articolo Berry racconta di quando, poco dopo il suo arrivo a Bristol nel 1960, fu invitato da un collega a correre in aiuto di un giovane dottorando di veterinaria alle prese con un problema che riguardava il cuore dei cavalli. Il collega doveva contare qualcosa perché, a malincuore e imprecando, fu costretto a studiare un lavoro di Nelson e Gabor (Dennis Gabor, quello che ha inventato l’olografia) che modellizzava il cuore come una piccola batteria in grado di spingere deboli correnti elettriche lungo un percorso chiuso all’interno del corpo umano. Il dottorando intendeva usare questo modello per un uso diagnostico, misurando queste correnti senza rischiare di uccidere il cavallo, ma sapeva poco di matematica e non possedeva quindi alcun modo per comprendere le formule contenute nel lavoro di Nelson e Gabor.

Racconta Berry: “La sua domanda specifica era: la teoria si applica a un cavallo vero o solo ad un cavallo ideale, cilindrico? A differenza della mitica “mucca sferica” dei Fisici, questo (il cavallo cilindrico, ndr) era reale”. Berry scoprì allora che quelle formule valevano per un cavallo di forma qualsiasi a patto di assumere una conducibilità uniforme. Purtroppo quelle stesse formule contenevano integrali e vettori, un problema insormontabile per il povero studente di veterinaria. Il tempo di qualche discussione e lo studente sparì, portandosi dietro le misteriose carte prodotte da Berry.

Un anno più tardi, con sua grande sorpresa, Berry ricevette le copie di due lavori con tutti i calcoli svolti e un duplice ringraziamento, a Lui per l’aiuto tecnico e alla Horserace Betting Levy Board (un’agenzia di scommesse ippiche finanziata dai giocatori d’azzardo) per il sostegno finanziario alla ricerca. Conclude Berry:

“The moral of this is that applications of mathematical knowledge can be unexpected; you may find yourself taking a surface integral over a horse”.
Altro che barzellette dunque, la soluzione di un integrale sulla superficie di un cavallo (o di una mucca) a volte può diventare un vero affare.

Letto in buona parte da qui: https://medium.com/rangle/mucche-ideali-e-cavalli-reali-f25fc45fc644

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