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Cultura informatica: Geocaching

Questa rubrica era nata anni fa per raccogliere tutte le “diavolerie” informatiche che ci circondano.
Così come in un articolo ho parlato dell’organizzazione di partite di calcetto oggi vi parlerò del Geocaching

Questo articolo nasce perchè l’esperienza che abbiamo fatto a Palestrina è stata anche pubblicata sul Corriere della Sera

Di che si tratta? C’è chi nasconde un contenitore in un posto particolare, spesso in location bucoliche, e c’è chi decide di cercarlo seguendo gli indizi messi a disposizione per la caccia al tesoro. Passo dopo passo si arrivano a stabilire le coordinate da inserire nel ricevitore Gps. Individuato, a grandi linee, il luogo dove rintracciare il “tesoro”, bisogna solo aguzzare l’ingegno e trovarlo.

Cosa è il tesoro? Nella “cache” si possono trovare oggetti di vario tipo, e un piccolo registro (un logbook) dove i “geocacher” debbono scrivere il proprio nome. Quando si individua una cache, i giocatori dovrebbero lasciare a loro volta un nuovo oggetto per arricchire il “tesoro virtuale”. In questo modo il contenuto della cache cambia continuamente. Tutto prende le mosse dal sito, un luogo di incontro per chi vuole cimentarsi.
Nella “cache” si possono trovare oggetti di vario tipo, e un piccolo registro (un logbook) dove i “geocacher” debbono scrivere il proprio nome. Quando si individua una cache, i giocatori dovrebbero lasciare a loro volta un nuovo oggetto per arricchire il “tesoro virtuale”. In questo modo il contenuto della cache cambia continuamente. Tutto prende le mosse dal sito, un luogo di incontro per chi vuole cimentarsi.

Vorrei provare, ma come funziona? Vi parlo della mia esperienza: sono andato sul sito, ho messo il cap di casa mia e subito mi ha mostrato le cache più vicine a me. Ho organizzato uno sparuto gruppo di “avventurieri” e siamo partiti armati di GPS, istruzioni da seguire e macchinette fotografiche. Il problema reale è quando si recupera la scatoletta. Diciamo che la gente comune non è molto d’accordo di vedere un mucchio di persone che nasconde scatole in prossimità  di casa sua. In gergo le persone comuni sono nominate Mugglers (Babbani alla Harry Potter).

Ma chi mette queste “scatolette”? Ogni cache ha un proprio responsabile di zona. Diciamo che molto spesso è la persona che ha posizionato la cache e l’ha registrata sul sito. E’ lui che (opportunamente avvisato) riposiziona la scatola se rubata, cambia il logbook se finito, ecc ecc.

Dopo aver trovato il tesoro o cache che dir si voglia? Si va sul sito e si registra il ritrovamento.

Chi se lo è inventato? Leggenda vuole che sia nato dall’idea di Dave Ulmer che – il giorno dopo la rimozione, negli Usa, del segnale che disturbava i Gps civili – volle provare la precisione della sua unità .
Si è diffuso in pochissimi mesi tramite newsgroup: il primo nome fu “GPSStash, poi mutato in “Geocaching”. Il nuovo nome è stato proposto da Matt Stum: un nome che richiama gli esploratori che nascondevano contenitori (le cache, appunto) con cibo e rifornimenti. L’idea ha funzionato.

Ma si paga qualcosa? E’ tutto totalmente gratuito. Basta iscriversi sul sito e avere voglia di divertirsi.

Quindi organizzatevi e attenti ai Mugglers

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