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23012017: Il soldato di chi trova un amico trova un tesoro è vero

170123_il-giapponese-che-non-sapeva-che-la-guerra-era-finitaIl soldato di chi trova un amico trova un tesoro è vero

Spiegazione
Ecco il video.

Ecco la storia completa:
IL GIAPPONESE CHE NON SAPEVA CHE LA GUERRA FOSSE FINITA E CONTINUÒ A COMBATTERE PER 29 ANNI.

Il 28 dicembre 1944 durante la seconda guerra mondiale nel teatro del Pacifico le forze Giapponesi inviarono il sottotenente 小野田寛郎 (Hirō Onoda) nell’isola di Lubang, Filippine, per distruggere varie infrastrutture allo scopo di impedire eventuali sbarchi alleati. Il suo diretto superiore, il maggiore Yoshimi Taniguchi, gli ordinò di non abbandonare il posto fino a che lui stesso non fosse andato di persona a rilevarlo, e tra gli obblighi assegnatigli c’era pure quello di sopravvivere anche solo cibandosi di noci di cocco e soprattutto di non suicidarsi.
Al suo arrivo gli ufficiali Giapponesi già presenti nell’isola impedirono ad Onoda di svolgere il suo compito di distruzione delle infrastrutture, e questo rese più facile l’invasione alleata il 28 febbraio 1945. La superiorità alleata fu schiacciante e Onoda ebbe la fortuna di sfuggire alla cattura rifugiandosi nella giungla assieme a tre commilitoni: Yūichi Akatsu, Shōichi Shimada, e Kinshichi Kozuka. Il piccolo gruppo continuò a combattere utilizzando tecniche di guerriglia pur con munizioni e provviste razionate.
Nell’ottobre del 1945 durante un’incursione ad una fattoria i quattro trovarono un volantino con scritto “La guerra é finita il 15 agosto 1945, scendete dalle montagne”. Onoda e i suoi interpretarono il volantino come propaganda alleata e non gli diedero credito, ritenendolo una trappola. Nei mesi successivi diversi bombardieri alleati sorvolarono l’isola lanciando altri volantini, questa volta recanti l’ordine di resa scritto di pugno dal generale Tomoyuki Yamashita, comandante della 第14方面軍 (Quattordicesima Armata di Terra). Anche questi volantini dopo attente valutazioni da parte di Onoda, nominato tenente e capo dello sparuto gruppo di guerriglia, vennero considerati inattendibili. Erano l’unica prova a loro disposizione dell’effettiva fine della Seconda Guerra Mondiale.
Nel settembre 1949 Yūichi Akatsu si allontanò dal gruppo e dopo aver passato ben sei mesi in totale solitudine si consegnò spontaneamente alle forze Filippine. Onoda pensò ad una cattura da parte del nemico e ciò lo rese ancora più cauto spingendolo a nascondere il gruppo in maniera ancora più accurata. Nel 1952 si provò ad avio-lanciare sulla giungla fotografie e lettere dei familiari che imploravano i testardi guerriglieri Giapponesi a tornare finalmente a casa, ma anche questo venne da loro considerato come un trucco del nemico. Nel giugno 1953 Shimada fu colpito ad una gamba durante uno scontro a fuoco con un pescatore locale, ma le cure di Onoda lo rimisero in salute.
Il 7 maggio dell’anno successivo lo stesso sfortunato Shimada fu ucciso dai colpi sparati da una task force inviata nell’entroterra dell’isola per stanarli. Nel dicembre 1959 i restanti due, Kozuka e Onoda furono dichiarati morti dopo che furono perse le loro tracce e tutte le missioni di ricerca furono senza esito. Tuttavia ben 13 anni dopo, il 19 ottobre 1972, la Polizia Filippina chissà come scovò Onoda e Kozuka che cuocevano del riso rubato dalle fattorie locali durante la loro attività di guerriglia e nello scontro a fuoco seguito al ritrovamento uccisero Kozuka lasciando Onoda da solo in fuga.
Furono mandate altre squadre di ricerca ma Onoda dopo 27 anni di vita nella giungla divenne un fantasma impossibile da trovare, troppo esperto del territorio e ormai maestro nelle tecniche di mimetizzazione e di sopravvivenza. Si smise di dargli la caccia e diventò una specie di leggenda.
Nel 1974 un ragazzo con qualche rotella fuori posto di nome Norio Suzuki decise di partire per un lungo viaggio intorno al mondo con l’obiettivo di cercare e trovare tre creature mitiche. Nell’ordine:
1) Il sottotenente Onoda
2) Un esemplare di Panda
3) L’Abominevole Uomo Delle Nevi
Suzuki partì alla ricerca del suo primo obbiettivo, e solo quattro giorni dopo essere sbarcato sull’isola di Lubang, il 20 febbraio 1974 trovò Onoda nella giungla.
Il ragazzo cercò di convincere Onoda ad abbandonare l’isola e a ritornare a casa, ma il soldato rifiutò ricordandogli di essere in attesa di ordini da parte del suo superiore che gli aveva promesso di ritornare a prenderlo. A Suzuki non rimase altro da fare che ritornare in Giappone a cercare il maggiore Taniguchi. L’alto ufficiale, ormai ritiratosi, lavorava come libraio: prese il primo aereo e raggiunse Lubang dove si presentò davanti al suo soldato, convincendolo a posare le armi.
Fu terribile per Onoda scoprire di aver passato gli ultimi 30 anni della sua vita nella giungla per nulla, e il rimorso di aver portato i suoi compagni alla morte per una causa persa fu schiacciante.
Onoda raccontò così quel momento: “Abbiamo davvero perso la guerra. come hanno fatto i miei commilitoni ad essere così sciatti?
All’improvviso tutto divenne scuro. Una tempesta di scatenò dentro di me. Mi sentii come un idiota ad essere stato così impegnato e cauto in tutto questo tempo. E ancora peggio, cosa diavolo ho fatto per tutti questi anni? Piano piano la tempesta si calmò, e per la prima volta finalmente capii: i miei trent’anni di guerriglia per l’esercito Giapponese erano finiti bruscamente. Questa era davvero la fine. Tirai indietro il percussore del mio fucile e scaricai i proiettili. Riposi lo zaino che portai ogni momento sulle spalle e vi posai sopra il fucile. Dovevo davvero abbandonare il fucile che pulii e lucidai curandolo come fosse mio figlio per tutti questi anni? O il fucile di Kozuka, che nascosi in una grotta tra le rocce? Davvero la guerra é finita trent’anni fa? Se é vero, per cosa sono morti Kozuka e Shimada? Se tutto ciò é davvero accaduto, non sarebbe stato più giusto che morissi io al posto loro?”
Il 10 marzo 1975, all’età di 52 anni, vestendo una completa uniforme rimasta perfettamente pulita ed incredibilmente in ordine dopo 30 anni di vita alla macchia, Onoda marciò fuori dalla giungla.
NON SI ARRESE.
Secondo gli ordini ricevuti dal maggiore Taniguchi in persona “smontò dal servizio” consegnando il suo fucile Arisaka Type 99 in perfetto ordine, assieme ad oltre 500 munizioni, diverse decine di granate e la spada da ufficiale, la katana donatagli dalla madre nel 1944. L’allora presidente delle Filippine Ferdinand Marcos perdonò Onoda per tutti i suoi crimini (30 omicidi, il ferimento di oltre 100 persone e 29 anni di saccheggi, ruberie e atti di sabotaggio nell’isola) giustificandoli come “atti di guerra”.
Tornò in Giappone dove venne accolto da eroe e gli venne riconosciuta la paga completa arretrata per i suoi 30 anni di servizio sull’isola.
E’ morto il 16 gennaio 2014.

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